mercoledì 19 maggio 2010

di : Marisa Colucci

25 Aprile 2010 Torino -

Una domenica di sole, speciale, calda, dove si ricorda la storica Liberazione d'Italia.

Le strade del centro di Torino brulicano di gente, pellegrini e turisti provenienti da tutte le parti del mondo, lingue, culture, razze diverse compongono una frizzante sinfonia come note distruibuite su un pentagramma.

Nessuna stonatura, nemmeno per chi non perde occasione per dare uno sguardo critico, per cogliere gli aspetti negativi, solitamente immancabili.

Ma non in una domenica come questa: il popolo torinese, notariamente chiuso, poco sorridente e poco propenso a spalancare le porte di casa propria, in questa particolare domenica è allegramente per strada.

Chi dietro bancarelle lungo le vie strategiche del centro per distribuire i prodotti tipici, vini da degustare, ricette tradizionali; chi come volantari ad indicare strade, percorsi, a regalare sorrisi, sorprendente per chi conosce bene un torinese D.O.C.; forze dell'ordine, professionisti d'ogni genere a rendere tutto impeccabile, coordinato e funzionale come un un meccanismo perfetto di un orologio.

I musei colmi di gente seguiti da guide esperte ed appassionate, che in un non nulla ti trasportano in un viaggio nel tempo mostrando opere d'arte, stanze e cucine reali della famiglia Savoia, ricostruendo ambientazioni con una tale cura e minuziosità, da sentirne gli odori, gli schamazzi e la musica di una serata danzante o di un momento di piacevole convivialità.


Ma in questo turbinio di emozioni, si passa dall'eccentricità nobiliare del passato, alla modernità esigente dei nostri tempi, dove un percorso di pellegrinaggio penitanziale, viene trasformato in attento tracciato segnato da transenne, disseminate lungo una stradina come un canale d'acqua che scorre verso la sua foce.

I Giardini Reali, lungo il percorso ospitano piccoli chioschi dove poter assaporare agnolotti tipici piemontesi, Bunèt, canestrelli, ogni prelibatezza che allieti l'attesa, un attesa comunque dolce perchè ben organizzata da tempi scanditi da prenotazioni incastrate alla perfezione affinchè il canale affluisca nella foce serenamente.
Pellegrini, o semplici curiosi, laici e religiosi ad ammirare La Sacra Sindone, ma senza accavallarsi o turbare in qualche modo lo spazio dedicato alla preghiera: il portone principale del Duomo è facilmente raggiungibile, pochissime persone, sorridenti in alta uniforme, la scalinata bianca, entrando il fiume di persone sembra quasi lontano da questo luogo di culto illuminato dalla Teca che penetra il cuore chiunque volga lo sguardo verso questo miracolo inspiegabile; alcuni banchi vuoti, dove potersi inginocchiare e pregare per chi crede, per chi si lascia trasportare da questo "Sacro Lenzuolo".

Rispetto per chi prega, per chi crede, separato dal pagano, affascinato ed incuriosito dalla Sacra Sindone, ma tutti e tantissimi accorsi per questo evento.



Torino il 25 aprile 2010 e forse fino a fine maggio, è l'apoteosi dei sensi per chi la vive per la prima volta e per chi la conosce da sempre; ma proprio chi la conosce da sempre, teme che, come su di un palco di teatro, appena si spengono i riflettori, tutto torni grigio, triste, la gente arrabbiata a prescindere da quanto possa accadere! che patrimonio possiede, che grandi potenzialità per dare piacere ed arricchire la conoscenza storica culturale, dissetando ogni sete di sapere.

Chissà se tanto nutrimento, patrimonio, ricchezza fatti di abbondanza da soddisfare ogni assetato di conoscenza, sarà ben gestito da durare per tutto l'anno o per sempre, anche quando la Sacra Sindone sarà riposta, e quella luce che ora emoziona, sarà spenta, questa stessa città saprà sorridere ancora e se posso permettermi tale citazione: "illuminarsi d'immenso" come in questa mitica domenica?

Grazie dunque, a chi lavora tanto per regalare simili emozioni; grazie a chi crede ancora in questa meravigliosa città.



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